mercoledì 12 marzo 2008

La Festa della Donna? Non è proprio così

Non mi piace la festa delle donne.
Dover ricorrere ad una giornata per sottolineare, ancora adesso, quello che dovrebbe essere un fatto acquisito mi fa pena e nello stesso tempo rabbia.
Il sesso debole ha da sempre dovuto subire soprusi e maltrattamenti, anche e forse di più nel momento in cui l’aggettivo debole appare sempre più stonato.
L’uomo riversa le proprie frustrazioni su chi gli appare più debole e facile da colpire e isolare (donne, bambini, portatori di handicap, appartenenti a minoranze, ecc.), perché schiacciando l’individualità di ciò che ci spaventa, nascondiamo la paura della nostra debolezza. Combattiamo il debole o il diverso, per paura di essere noi il debole o il diverso.
Nel corso dei secoli, la società patriarcale ha cercato di reprimere e costringere l'essere donna nell'immagine angelicata della madre (identificata iconograficamente nella figura della Vergine, nei Paesi di cultura cristiana), o in quella ad essa apparentemente opposta: la strega. Non ci sarà parità fino a quando l’uomo non smetterà di apparire come non è più e rifletterà la sua vera immagine negli occhi non di una strega o di una madonna, ma in quelli di una donna.
Alcune notizie:
Circa 60 milioni di donne sono sparite dalle statistiche demografiche perché vittime delle loro stesse famiglie, uccise deliberatamente o per negligenza, soltanto perché di sesso femminile (rapporto UNICEF 2000)
In base a ricerche condotte nei paesi occidentali industrializzati , dal 20% al 30% delle donne subiscono violenza dal proprio partner o ex-partner.
Un omicidio su quattro in Italia avviene in famiglia, tra le mura domestiche. Il 70% delle vittime sono donne, soprattutto casalinghe, uccise quasi unicamente per ragioni passionali o in seguito a liti e difficoltà in famiglia.
In 7 casi su 10 la vittima è una donna e in 8 su 10 l'autore è un uomo.
Un più elevato rischio risulta peraltro già presente tra le minori, con 16 vittime di sesso femminile rispetto alle 8 di sesso maschile. Nell'80% dei casi a uccidere è l'uomo, ha tra i 25 e i 44 anni (40,8%) e lo fa con la pistola (39,5%). Una volta commesso l'omicidio nel 67,4 dei casi l'assassino si costituisce, nel 24,1 si uccide, nel 7,5 tenta il suicidio e nell'1,1 fugge, ma nella maggior parte dei casi viene poi arrestato. Uccide per ragioni passionali (23%), liti (23%) o disturbi psichici (12,8%).

2 commenti:

Fra ha detto...

..certo che fa pena e rabbia..Ma, per gli stessi motivi che tu hai molto bene elencato e documentato con dati precisi, io ho "sentito" e "vissuto" di più il senso reale di questa "festa"..Di sicuro più di altri anni in cui erano in primo piano (quasi) soltanto i più banali aspetti consumistici, quali la compra-vendita di mimose, o le cene per sole donne "condite" con penosi spogliarelli maschili..Certo, nei momenti più bui e difficili si apprezzano valori tipicamente (ma non esclusivamente) femminili e si vivono come un valore aggiunto di ricchezza interiore..ma dover ancora essere costrette/i a ribadire diritti che erano (sembravano) acquisiti da tempo...si, fa rabbia, molta rabbia..

Golan Trevize ha detto...

Capisco la tua rabbia...
anzi forse no!
E' difficile dover parlare di qualcosa senza poterne davvero capire il vero senso.
Nessun uomo lo potrà mai capire.
E questo è il bello e il brutto dell'essere diversi.
Noi uomini solo per il fatto di essere sempre stati circondati da donne (madri, sorelle, mogli, figlie) pensiamo di saperne qualcosa.
In realtà è il caso di riconoscere la nostra ignoranza in materia.
I miei rispetti...
ciao